Valutazione del Rischio Cardiovascolare e del Danno d’Organo
Intervista al Dott. Mattia Cominacini

Specialista in Medicina Interna ed esperto in scompenso cardiaco

 

Rivolgiamo al Dott. Cominacini qualche domanda relativa alla sua attività riguardante il rischio cardiovascolare.

D: Che tipo di visita deve effettuare per valutare il rischio cardiovascolare di un paziente?

R: Si tratta di un colloquio in cui vvalutiamo innanzitutto la storia e le abitudini del paziente. Successivamente passiamo ad una valutazione clinica (esami ematici ed ecografie). In base alle linee guida internazionali possiamo così inquadrare una persona in una determinata categoria di rischio espressa come probabilità di avere un evento cardiovascolare (ictus e infarto) nei 10 anni successivi.

 

D: Ricapitolando, quali esami vanno fatti prima e quali esegue lei durante la visita?

R: Prima della visita è importante eseguire i seguenti esami: emocromo, creatinina, colesterolo totale, trigliceridi, colesterolo HDL, emoglobina glicata e microalbuminuria. È importante portare anche tutti gli esami precedenti sia ematici che strumentali.
Durante la visita eseguirò inoltre una valutazione ecografica del cuore e dell’apparato vascolare (tronchi sovraortici e indice di Winsor) al fine di misurare il danno d’organo eventualmente presente.

 

D: Possiamo dire che alla fine il paziente avrà un valore definito del suo rischio cardiovascolare?

R: Esattamente. Inoltre il paziente oltre alla stima del rischio teorico avrà la possibilità, grazie alla valutazione ecografica, di avere una valutazione in tempo reale delle condizioni del proprio apparato cardiovascolare.

 

D: Una volta definito il rischio, come imposta la terapia per ridurlo e riportarlo sotto controllo?

R: Il percorso di cura si sceglie in base alle più recenti evidenze scientifiche, ma è anche personalizzato: dipende oltre che dalla quantificazione del rischio e della valutazione di alcuni parametri ecografici, anche dalle caratteristiche generali del paziente. Il primo approccio è sicuramente volto alla modifica dello stile di vita che è il cardine della prevenzione cardiovascolare ma, dove necessario, anche alla prescrizione di una terapia farmacologica.

L’obiettivo è ridurre il rischio al minimo possibile.

 

D: A chi possiamo consigliare questa visita e possiamo dire che ha un grande valore di prevenzione?

R: È rivolto alle persone che sanno già di avere uno o più fattori di rischio. Tali sono ad esempio l’ipertensione arteriosa, l’intolleranza glucidica, l’ipercolesterolemia, l’obesità, l’abitudine al fumo di sigaretta o una storia familiare di eventi cardiovascolari precoci ma che non hanno ancora sviluppato una malattia cardiovascolare conclamata.

La maggior parte dei fattori di rischio cardiovascolare infatti non causa alcun sintomo clinico. Spesso vengono scoperti spesso per caso, questa visita ha lo scopo di indagarli tutti insieme.

 

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